Le keywords del venditore di almanacchi politicamente schierato

Il duro mestiere del venditore che si fingeva idealista

Accade che ogni movimento (politico, economico, religioso, sportivo, eccetera) per sostenersi abbia bisogno del denaro. Per esistere necessita invece di credenti, i quali vanno raggiunti con la comunicazione, e la propaganda. Unendo i termini si giunge ad una semplice equazione: il movimento è il risultato dei fattori denaro e credenti moltiplicati tra di loro. Ed i fattori si raggiungono con la propaganda, romantica ricerca e  poesia di strada.

L’insolito scenario familiare

Capita di essere nel posto giusto al momento giusto, a maggior ragione se il luogo non è un ritrovo usuale. E’ forse questo elemento casuale che rende la filastrocca, farcita dall’aggettivo “giusto”, indicata per esser recitata.

Accade che in un anonimo dì di mezza settimana, nel pieno di un inverno sommariamente poco freddo, mi ritrovo nel cortile della casa della mia infanzia. Ci sono per il fatto che vi risiedono ancora, in quella casa, alcuni stretti familiari.

Ed io, in quella sequela di momenti, sono alle prese con il disbrigo di pratiche ludiche fini al divertimento. Gioco con una bimba intelligente ed un cane iperattivo, i quali prendono dannatamente seriamente il da farsi.

E’ in quello scenario che avviene l’incontro che mi spinge a fissare tra le righe la mia teoria e le mie considerazioni.

La comparsa del venditore di almanacchi

Quasi all’improvviso compare oltre al cancello di casa un giovane ben vestito, sportivo e con cravatta. In altri tempi lo avrei definito casual.

Lui ha in mano alcune copie di una rivista chiaramente legata al partito comunista, o qualcosa che assomigli molto ad esso.

Io ho una barba moderatamente lunga, e su questo aspetto caratterizzante che il venditore pone le basi dell’approccio.

La domanda è vestita da affermazione, appositamente per pilotare una risposta biunivoca. E’ probabile che il venditore abbia una strategia ben ramificata per affrontare le due ipotesi.

“Ciao, con quella barba sembri proprio un comunista!”

La mia risposta attraverserà il primo setaccio del dialogo, o processo di vendita, alla quale il giovane ben vestito saprà sicuramente dare un degno seguito.

Essere o non essere?

Devo rapidamente decidere la direzione del dialogo, e propendo per la strada che appare più divertente:

“Hai indovinato, sono comunista.”

Rilancio pur mentendo, o forse non mentendo, ma certamente non dichiarando il vero. Il fatto è che io non posso dichiararmi comunista perchè, oltre ai luoghi comuni e alle frasi futili captate quasi casualmente, non conosco la filosofia comunista. Non posso essere qualcosa che non conosco, almeno a livello conscio.

Di contro, non potrei nemmeno dichiararmi non comunista, non conoscendo così significhi essere, o non essere. Nulla esiste senza il proprio contrario. 

Piuttosto che spingere il dialogo verso la mia profonda ed ingiustificata ignoranza socio-politica scelgo per uno dei due opposti, praticamente a caso.

Il venditore sembra lieto, come un lupo che sgrana gli occhi alla vista di un gregge smarrito.

Attacco all’arma bianca

Ci avviciniamo entrambi al cancello, ponendoci molto vicini l’uno all’altro. Lui afferra una sbarra  verticale dell’inferriata, cercando di diminuire ulteriormente le distanza. Io porgo l’orecchio sinistro verso la sua bocca, gesto consueto che mi permette di concentrarmi meglio sulle parole del dirimpettaio di turno.

“Ti lascio una copia della nostra rivista, l’offerta è libera.”

Tecnica già vista: cerca di dare per scontato il fatto che io acquisti la rivista, eliminando il processo preliminare di comunicazione ed eliminando possibili obiezioni. Non devo dire No. E lui vuole arrivare alla propria conversione.

In questo momento del dialogo cambio lievemente le regole del gioco, e chiedo approfondimenti circa i contenuti, e in merito alla conclusione o meno dell’affare.

“Che tipo di giornale è? E cosa tratta?”

Il venditore non si smarrisce, certo di aver di fronte un’altra piccola fonte di sostentamento.

“E’ il nostro giornale, lo stampiamo con il denaro delle offerte, e siamo tutti volontari. Io stesso non sono pagato, ma sono un volontario come gli altri”

Per alcuni istanti la vista è disturbata da un’immagine della mia infanzia; sarà per via del luogo in cui mi trovo.

Vedo la grande mano del prete, con il giubbotto sopra alla tonaca, che afferra la busta delle offerte che mia madre ha riempito poco prima con banconote azzurre. Io silente, quasi a non voler dissacrare il momento dell benedizione natalizia con le mie stupide parole da bambino.

L’abbaiar del cane, che reclama attenzioni, mi riporta alla realtà.

Sfida e uso improprio delle keyword

Inizio in sordina, con un incipit che egli ben conosce:

“Non sono convinto di voler acquistare la rivista, e non ho in questo momento neanche 5 euro in tasca”

Inizia quindi un valzer di parole:

“Non è possibile che tu non abbia 5 euro, neanche in casa. I soldi ci servono per stampare dei volantini contro il razzismo! Non sei contro il razzismo? Non vuoi aiutarci? Ma non vuoi o non puoi aiutarci?”

Attacca, facendosi scudo con razzismo e impotenza.

“Siamo nel 2000 e c’è ancora il razzismo: chiediamo un’offerta libera. Il comunismo vuole tutti uguali.”

Il breve futuro è un susseguirsi di micro monologhi, intervallati dai miei dubbi. Ad ogni mia frase, che mi stacca dal suo obiettivo di conversione, aumenta il numero di keyword e la qualità di esse.

Rientra ampiamente nel campo del keyword stuffing. Assisto ad un uso avventato di termini come “razzismo”, “pace”, “uguaglianza” e “volontari” inseriti vorticosamente all’interno del calderone comunicativo.

Chi di keyword ferisce…

Nel  mezzo del suo attacco, alzo lo scudo e sguaino la mia spada.

“I miei 5 euro servirebbero quindi a sovvenzionare il partito e a stampare volantini contro il razzismo?”

Sembra lieto, come un avventore a cui sia stata servita la prima portata della cena.

“E’ esatto, compagno.”

Sono pronto ad affondare:

“Vedi, io non credo che un volalntino possa far cambiare idea ad una persona. Se quel volantino finisce nelle mani di un non-razzista la sua idea non cambierebbe. Se invece finisse per essere letto da un razzista, probabilmente neanche la sua idea non cambierebbe. C’è però qualcosa che muta: quel volantino verrebbe gettato a terra, oppure in un cestino, e quindi finirebbe in una discarica. Io sono un convinto ecologista, e non voglio inquinare. Non sei ecologista anche tu?”

Armistizio e pace

Il venditore sorride; anche la sua bella giacca sportiva, e la cravatta chiusa con un nodo quasi perfetto. Sono panni da venditore provetto, calato diginitosamente nella parte.

Ha cercato di vendere il proprio prodotto, facendo uso delle canoniche leve e di tecniche discutibili, al limite del subdolo.

Ha testato, sentenziato, catechizzato. Ha semplicemente svolto la propria opera di missionario degli affari, cercando di convertire.

Sono certo che nel corso della giornata avrà venduto un buon numero di copie,  e magari cambiato idea sull’idea di stampare volantini.

Ci lasciamo con il medesimo ghigno tra i denti, rispettosi l’un dell’altro e con la sicurezza di avere entrambi giocato bene.

Rimango curiosamente colpito dal duplice uso di termini comuni nel mondo del web: campagna e conversione.

Il primo mi riporta a pensieri bellici, il secondo a richiami religiosi.

C’è forse meno malizia nel mondo di internet che altrove?

Hasta la conversione, siempre!

 

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2018-04-15T14:56:19+00:00